Tumore ovarico: perché è chiamato “silent killer” e quali sintomi conoscere

Il tumore ovarico viene spesso definito il “silent killer”, il killer silenzioso, per un motivo preciso: i suoi sintomi sono vaghi, comuni e quasi mai vengono immediatamente collegati alle ovaie. Non c’è un segnale d’allarme classico e riconoscibile, come accade per altre neoplasie. Questo rende la diagnosi tardiva estremamente frequente. Conoscere i segnali, i fattori di rischio e i limiti attuali dello screening è oggi lo strumento più efficace per intercettare la malattia il prima possibile.

I sintomi vaghi che non vanno ignorati

I sintomi del tumore ovarico sono aspecifici e, presi singolarmente, potrebbero avere molte spiegazioni diverse. Tra i più frequenti ci sono gonfiore addominale persistente, senso di sazietà precoce anche mangiando poco, dolore pelvico o addominale ricorrente e necessità di urinare più spesso. Il problema è che ognuno di questi disturbi viene facilmente attribuito ad altro: alimentazione, stress, disturbi digestivi. Ciò che deve destare attenzione è la persistenza dei sintomi, la loro combinazione e il fatto che si presentino in modo nuovo rispetto al passato.

Perché la diagnosi arriva spesso in stadio avanzato

La maggior parte dei tumori ovarici viene diagnosticata quando la malattia si trova già in una fase avanzata. Questo dipende da diversi fattori: la posizione delle ovaie, profonda nell’addome, rende meno immediato accorgersi di eventuali alterazioni; i sintomi iniziali sono lievi e sovrapponibili a disturbi banali; non esiste, ad oggi, uno screening efficace per la popolazione generale, come invece accade per altri tumori. È proprio questa combinazione a rendere così importante l’attenzione ai segnali del corpo.

Fattori di rischio da conoscere

Alcuni fattori aumentano il rischio di sviluppare un tumore ovarico ed è importante conoscerli. Tra i principali ci sono la storia familiare di tumore ovarico o della mammella, le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, la nulliparità (cioè non aver mai avuto gravidanze) e l’età avanzata. Anche endometriosi e alcune sindromi ereditarie possono giocare un ruolo. Nelle donne con familiarità significativa può essere indicato un consulto genetico, che aiuta a valutare in modo personalizzato il proprio profilo di rischio e le eventuali strategie di sorveglianza.

Cosa fare: attenzione ai sintomi persistenti

In assenza di uno screening efficace per la popolazione generale, la differenza la fa la consapevolezza. Se compaiono sintomi come gonfiore addominale che non si spiega, sazietà precoce, dolore pelvico o disturbi urinari, e questi persistono per più di alcune settimane, è importante non aspettare che passino da soli. Una valutazione ginecologica, spesso completata da ecografia transvaginale e, quando indicato, esami del sangue specifici, permette di inquadrare rapidamente la situazione. Nella maggior parte dei casi si tratterà di condizioni benigne, ma escluderle attivamente è il modo migliore per proteggersi. Se hai sintomi persistenti che non si spiegano, o una storia familiare importante, compila il form per prenotare una visita di approfondimento.

Continua a seguirci per un’informazione chiara sulla prevenzione e sulla salute femminile. Ascoltare il proprio corpo e non minimizzare i segnali che dura nel tempo è il primo strumento di tutela della propria salute.

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